Armstrong respinge l’allarme di Chamath sul Bitcoin mining
Armstrong sostiene che la produzione dei blocchi di Bitcoin resti stabile grazie all’aggiustamento della difficulty, anche se i miner spostano capacità verso l’AI.

In breve
- Brian Armstrong liquida l’avvertimento di Chamath Palihapitiya su Bitcoin mining e AI.
- Secondo Armstrong, grazie all’aggiustamento automatico della difficulty Bitcoin continua a produrre blocchi circa ogni dieci minuti, anche se alcuni miner escono dal network.
- Palihapitiya sostiene che i miner potrebbero usare la loro energia in modo molto più redditizio per i carichi di lavoro AI rispetto al Bitcoin mining.
Il CEO di Coinbase Brian Armstrong ha minimizzato l’allarme lanciato dall’investitore Chamath Palihapitiya su Bitcoin-mining e AI. Per Armstrong, il prezzo di Bitcoin non dipende dall’hash power: il network si adatta da solo tramite la difficulty e continua quindi a generare blocchi più o meno ogni dieci minuti, anche se una parte dei miner smette di operare.
Chamath vede una pressione strutturale
Palihapitiya, fondatore di Social Capital, ha scritto su X che il crypto market oggi deve affrontare due pressioni diverse. Da un lato, secondo lui, la liquidità marginale sta preferendo prediction markets e azioni a Bitcoin. Dall’altro, ha osservato che i miner potrebbero impiegare la stessa energia in modo molto più profittevole sui carichi di lavoro AI, dove a suo avviso i ritorni possono essere da 10 a 20 volte superiori.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sul Bitcoin-mining come attività ad altissimo consumo energetico. Negli ultimi mesi, diverse società del settore hanno iniziato a sfruttare la propria infrastruttura anche per data center AI o accordi di hosting, proprio perché la domanda di potenza di calcolo legata all’intelligenza artificiale sta crescendo rapidamente. Nel frattempo, la redditività del mining continua a dipendere in modo pesante dall’hash price e dal costo dell’elettricità che i miner riescono a sostenere.
Armstrong punta il dito sul protocollo
Armstrong ha risposto che i miner che lasciano il network non determinano il valore di Bitcoin. Nella sua lettura, il prezzo riflette soprattutto i timori legati a inflazione e deficit di bilancio, non la quantità di potenza di calcolo attiva sulla rete. In questo senso, si allinea alla visione ormai diffusa secondo cui Bitcoin va considerato più come oro digitale che come mezzo di pagamento quotidiano.
Il confronto arriva in una fase in cui Bitcoin scambiava intorno a $64,397 (€56,300), circa il 45 per cento sotto il massimo di ottobre 2025. Nonostante questo, resta di gran lunga la crypto più grande per capitalizzazione, con un valore di mercato di circa $1.29 bilione (€1.1 bilione). Allo stesso tempo, nel 2026 parte del capitale si sta spostando anche verso Ethereum, XRP e Solana, segnale che gli investitori stanno guardando al mercato crypto in modo più ampio.
Negli ultimi giorni Bitcoin si è mosso soprattutto in laterale attorno a questo livello, mentre il mercato reagiva anche al sentiment più generale su AI e rischio. Il quadro si inserisce anche in Bitcoin rimasto intorno a $64,000 mentre petrolio e titoli AI oscillavano.
Perché resta importante
Per chi investe in crypto in Europa, il punto è rilevante perché riguarda l’infrastruttura di Bitcoin, non solo il prezzo. Se una parte dei miner dovesse spostare capacità verso l’AI, cambierebbe anche la dinamica economica delle società di mining e dei loro contratti energetici. Per il mercato, però, il messaggio di Armstrong è chiaro: il protocollo continua a mantenere stabile la produzione dei blocchi anche quando l’hash power si sposta temporaneamente altrove.