Bitcoin resta intorno a 66.300 dollari mentre lo yen crolla
Lo yen debole e il rally dei chip ancora in corso sostengono il sentiment sul rischio, mentre Bitcoin continua a muoversi soprattutto in base ai fattori macro e non ha ancora un catalizzatore tutto suo.

In breve
- Bitcoin mercoledì è rimasto intorno a 66.300 dollari, confermandosi così sui massimi delle ultime due settimane.
- Lo yen giapponese è scivolato ai livelli più deboli degli ultimi quattro decenni, mentre i titoli dei semiconduttori e i mercati asiatici più ampi hanno continuato a salire.
- Bitcoin continua a reagire con forza ai fattori macro globali, ma nel 2026 la correlazione con i titoli dei semiconduttori si è ridotta.
Bitcoin è rimasto mercoledì intorno a 66.300 dollari (58.100 euro), consolidandosi sui livelli più alti delle ultime due settimane. A spingere il sentiment hanno contribuito il proseguimento del rally dei titoli dei semiconduttori e il calo dello yen giapponese, sceso ai minimi degli ultimi quattro decenni. Per chi segue il mercato crypto, il quadro resta quello di uno sfondo macro favorevole, ma senza un vero catalizzatore interno al settore.
Il rally dei chip continua a sostenere le crypto
La principale criptovaluta ha guadagnato quasi l'1% nella giornata e il 3% nell'arco della settimana. Nelle ultime 24 ore sono passati di mano circa 31 miliardi di dollari (27,2 miliardi di euro), mentre Bitcoin si è mosso tra circa 65.400 dollari (57.300 euro) e 66.900 dollari (58.600 euro). Ether si è attestato intorno a 1.935 dollari (1.690 euro), XRP è salito del 2% a 1,14 dollari (1,00 euro) e TRON ha messo a segno un lieve rialzo. Più indietro HYPE di Hyperliquid, che ha perso il 4% a 60 dollari (53 euro) e il 10% su base settimanale.
Il movimento si inserisce in un mercato crypto che, in questa fase, sta seguendo soprattutto il tema dei chip. L'indice MSCI Asia Pacific è salito dell'1%, dopo aver già registrato martedì la sua seduta migliore nell'ultimo mese. In Corea del Sud, il Kospi è balzato del 5% dopo che sembrava rallentare il ridimensionamento delle posizioni a leva che in precedenza aveva portato l'indice quasi il 30% sotto il suo massimo.
Yen sotto pressione
Lo yen è sceso sotto quota 163 per dollaro per la prima volta dal 1986. La ministra delle Finanze Satsuki Katayama ha detto che le autorità restano pronte a intervenire con "bold steps" se necessario, ma per ora l'avvertimento non ha fermato il ribasso. A pesare sulla valuta sono il dollaro più forte, i rendimenti più alti dei Treasury americani e il rialzo del petrolio legato al conflitto con l'Iran.
Per Bitcoin questo è un elemento rilevante, perché uno yen più debole e una pressione più ampia sulle valute riaccendono il tema della svalutazione del denaro fiat. Detto questo, il quadro è meno lineare di quanto spesso si racconti: nel 2026 la correlazione tra Bitcoin e i titoli dei semiconduttori si è infatti indebolita, segno che la criptovaluta non si muove semplicemente in parallelo con il comparto chip. È un altro indizio del fatto che Bitcoin resti soprattutto un asset macro, come mostrato anche dal recente test dei 68.000 dollari, in cui gli afflussi negli ETF hanno dato una mano, ma i volumi di scambio sono rimasti bassi.
Cosa significa per l'Europa
Per chi investe in crypto in Europa, questo movimento ricorda quanto Bitcoin continui a reagire ai grandi fattori macro globali, dalle attese sui tassi allo stress sulle valute. Il tema è ancora più rilevante in un mercato in cui regolamentazione, attività on-chain e trend di adozione stanno assumendo un peso sempre più evidente accanto al classico sentiment di rischio dei mercati azionari. In questo senso, il rialzo di oggi dice soprattutto qualcosa sull'insieme dei fattori che muovono il mercato crypto, più che su un singolo driver.