Finst

Il rally di Bitcoin rallenta dopo i dati sull’inflazione e il petrolio caro

Gli investitori hanno assorbito un CPI più debole, ma non stanno ancora scontando tagli rapidi della Fed. Il Brent caro continua a tenere alta la pressione inflazionistica e a rendere Bitcoin più sensibile ai movimenti di mercato.

Il rally di Bitcoin rallenta dopo i dati sull’inflazione e il petrolio caro

In breve

  • Bitcoin non ha retto il rally di martedì ed è sceso dello 0,5% da mezzanotte a $64,532.45.
  • Gli investitori non interpretano i dati sull’inflazione più deboli negli Stati Uniti come un segnale immediato di taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.
  • Il Brent sopra gli $85 al barile mantiene elevati i rischi inflazionistici e rende il mercato crypto più sensibile ai dati macro.

Bitcoin non è riuscito a mantenere lo slancio di martedì, dopo che il mercato ha assorbito un dato sull’inflazione statunitense più debole. La lettura prevalente è che, per ora, questo non basti a spingere la Federal Reserve verso un taglio immediato dei tassi. La principale criptovaluta restava comunque in rialzo del 3% nelle ultime 24 ore, ma da mezzanotte ha ceduto lo 0,5%, scendendo a $64,532.45 (€56,600). Anche Ether aveva seguito il movimento rialzista nelle prime ore della giornata, salvo poi lasciare sul terreno lo 0,5% dopo un progresso del 4,7% nelle ultime 24 ore.

Il mercato legge i macro dati in modo più selettivo

La reazione di oggi mostra che il mercato crypto sta diventando sempre più selettivo nel leggere i dati macro. Secondo Markus Levin, cofondatore di XYO, un’inflazione più bassa non porta più in automatico i trader a scommettere su tagli dei tassi o su nuovi massimi per Bitcoin. Il quadro è più ampio: gli investitori guardano sempre meno al singolo dato CPI e sempre più all’insieme di inflazione, crescita e politica monetaria.

Su Polymarket, la probabilità stimata di un rialzo dei tassi dopo la pubblicazione è scesa dal 34% al 6,7%. Nello stesso tempo, il mercato assegna ora una probabilità del 93% al fatto che la Fed lasci i tassi fermi questo mese, mentre CME FedWatch indica solo il 14,4% di possibilità di un rialzo. Il presidente della Fed Kevin Warsh aveva già chiarito in precedenza che un solo dato favorevole sull’inflazione non basta per dire che la battaglia contro la pressione sui prezzi sia chiusa.

Il petrolio tiene alto il rischio inflazione

L’attenzione ora si sposta sui nuovi prezzi alla produzione negli Stati Uniti, attesi più tardi oggi, e sui dati PCE di fine mese. A complicare il quadro c’è anche il Brent, che quota sopra gli $85 (€75) al barile: un livello che mantiene elevati i rischi inflazionistici e rende meno lineare il contesto per asset rischiosi come le crypto.

Nel quadro macro più ampio entra anche la Banca Centrale Europea. Un taglio dei tassi a luglio è ormai praticamente escluso, mentre gli sviluppi geopolitici continuano a pesare sui flussi di petrolio e gas. Per Bitcoin, questo significa che il prossimo movimento dipenderà meno dalla sola decisione sui tassi di luglio e più dalla domanda se l’inflazione continuerà a rallentare senza tornare a salire.

Perché conta

Per gli investitori crypto europei il punto è chiaro: Bitcoin sembra sempre più sensibile alle aspettative sui tassi e alle condizioni di liquidità, non solo alle notizie strettamente legate al settore crypto. Se la Fed resterà in attesa più a lungo e il petrolio continuerà a costare caro, il tono del mercato crypto potrebbe risentirne anche fuori dagli Stati Uniti. Per questo, almeno per ora, dati macro come PPI e PCE pesano quasi quanto le notizie su exchange, token o attività on-chain.


Avvertenza: Questo contenuto ha esclusivamente scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, di investimento, legale o fiscale. Le informazioni fornite possono essere incomplete, inesatte o non aggiornate e non devono essere considerate come riferimento decisionale. Nulla su questo sito web deve essere considerato una raccomandazione ad acquistare, vendere o detenere criptovalute. Investire in cripto-asset comporta rischio di perdita.