Bitcoin sotto pressione con i TIPS ai massimi da 17 anni
I tassi reali più alti rendono i titoli di Stato più attraenti, ma gli spot ETF hanno comunque raccolto quasi 1 miliardo di dollari. Intanto BitMEX chiude il 23 settembre, a conferma della consolidazione nei crypto derivatives.

In breve
- Bitcoin è sotto pressione perché il rendimento dei TIPS a 30 anni sfiora il 3%, il livello più alto degli ultimi 17 anni.
- Gli spot ETF hanno attirato quasi 1 miliardo di dollari in sette giornate di trading, segno di nuovi afflussi istituzionali.
- BitMEX chiude il 23 settembre dopo 11 anni, a conferma della consolidazione e della professionalizzazione del mercato dei derivati.
Bitcoin si trova in una fase in cui il quadro macro pesa più del solito. Il rendimento del Treasury Inflation-Protected Security a 30 anni, cioè il TIPS, è ormai vicino al 3%, il livello più alto degli ultimi 17 anni. Questo rende i titoli di Stato più appetibili come bene rifugio e, allo stesso tempo, alza il costo opportunità degli asset che non generano rendimento, come Bitcoin.
Il real yield più alto pesa
Per molti investitori crypto, Bitcoin continua ad avere appeal soprattutto per la sua natura decentralizzata e resistente alla censura. Un real yield più alto non cambia questo elemento nell’immediato, ma rende il confronto con i tradizionali beni rifugio molto più diretto. In più, in termini di dollari, alcuni asset come le case appaiono relativamente più economici se messi a confronto con Bitcoin, e questo mantiene aperto il dibattito sul suo ruolo di riserva di valore.
La vera domanda, ora, è se questo rendimento TIPS più alto stia davvero frenando Bitcoin oppure se il mercato, per il momento, lo stia semplicemente mettendo in secondo piano. Finora sembra valere la seconda ipotesi, visto che gli spot ETF hanno raccolto quasi 1 miliardo di dollari in sette giornate di trading. Il dato suggerisce che il capitale istituzionale sta tornando a entrare nel mercato crypto, nonostante i tassi più elevati sui titoli di Stato considerati sicuri. In uno scenario simile, anche la combinazione tra rendimenti in salita e afflussi costanti negli ETF aveva già mostrato un mercato Bitcoin che non aveva ancora assorbito del tutto la pressione macro: Bitcoin resta fermo intorno a 65.000 dollari per via dell'inflazione legata all'AI.
BitMEX esce di scena
Accanto al tema dei tassi, c’è un altro segnale da non sottovalutare per il settore crypto: BitMEX sta chiudendo. La exchange crypto che ha contribuito a rendere popolari i perpetual futures e ha avuto un peso enorme nello sviluppo dei crypto derivatives abbasserà la saracinesca il 23 settembre. Si chiude così un percorso lungo 11 anni, durante il quale la piattaforma è stata uno dei nomi più riconoscibili del settore.
La chiusura si inserisce in un processo più ampio di consolidamento del mercato dei derivati. Se un tempo erano gli operatori più innovativi a dettare il passo, oggi a contare di più sono spesso le piattaforme più grandi e con maggiore liquidità. Il caso BitMEX mostra anche quanto il settore si sia spostato verso la compliance e verso una maggiore maturità istituzionale, mentre ormai solo i player più grandi sembrano poter contare su un vero vantaggio di scala.
Perché conta
Per chi segue il mercato crypto in Europa, il punto è che qui si vedono due dinamiche che vanno nella stessa direzione: da un lato la pressione macro che arriva dal mercato obbligazionario, dall’altro il cambiamento strutturale dentro l’industria crypto. I tassi reali più alti possono modificare, almeno temporaneamente, il rapporto tra Bitcoin e i tradizionali beni rifugio, mentre l’uscita di scena di BitMEX mostra quanto rapidamente il mercato dei crypto derivatives stia diventando più professionale. Nel complesso, questi sviluppi raccontano un mercato in cui i flussi di capitale e la struttura del settore pesano sempre di più.