La CLARITY Act si arena al Senato tra scontro etico su Trump e tempi stretti
Più di 200 organizzazioni crypto sostengono la legge, ma i Democratici la bloccano per le preoccupazioni sui ricavi di Trump dal token $TRUMP e sull’applicazione delle regole etiche.

In breve
- La CLARITY Act continua a raccogliere consensi, ma il Senato sembra ormai troppo a corto di tempo per approvare la legge crypto prima della pausa estiva.
- Più di 200 organizzazioni crypto, la senatrice Cynthia Lummis e la National Fraternal Order of Police appoggiano la versione aggiornata del testo.
- I Democratici stanno rallentando l’iter per le preoccupazioni etiche legate a Donald Trump e ai suoi guadagni nel settore crypto.
La CLARITY Act sta ottenendo sempre più appoggi a Washington, ma secondo il leader del Senato è ormai improbabile che il testo riesca a passare prima della pausa estiva. Di fatto, uno dei principali progetti di legge americani per dare regole più chiare al settore crypto resta impantanato nello scontro politico su Donald Trump e nel poco tempo rimasto a disposizione del Senato.
Il sostegno cresce, ma il tempo stringe
Più di 200 organizzazioni crypto hanno chiesto ai senatori di andare avanti senza ulteriori rinvii. Tra i firmatari ci sono, tra gli altri, Blockchain Association, Crypto Council for Innovation e Digital Chamber. Secondo loro, un quadro normativo più chiaro aiuterebbe le imprese del settore a restare negli Stati Uniti invece di spostarsi verso altri mercati.
La legge ha incassato anche un sostegno più concreto questa settimana con la nuova versione presentata dalla senatrice Cynthia Lummis. Il testo punta a rafforzare la tutela dei clienti, prevedendo tra le altre cose che le crypto depositate restino di proprietà degli utenti anche nel caso in cui un crypto exchange fallisca. Un tema tutt’altro che teorico per gli investitori, visto che dopo i crack di Celsius e Voyager nel 2022 molti clienti sono rimasti a lungo senza accesso ai propri fondi e hanno recuperato solo una parte del denaro.
Il sostegno arriva anche dal fronte delle forze dell’ordine. La National Fraternal Order of Police, che rappresenta più di 382.000 agenti, venerdì ha espresso il proprio appoggio alla versione aggiornata del disegno di legge. Secondo l’organizzazione, le prime criticità sulla protezione degli sviluppatori sarebbero state in gran parte affrontate.
Blocco politico al Senato
Nonostante questo, i numeri non ci sono ancora. Per approvare la legge servono 60 voti al Senato, mentre i Repubblicani ne controllano 53. In pratica, servirebbe il sì di almeno sette Democratici, ma al momento nessuno sembra disposto a fare quel passo.
La CLARITY Act, peraltro, non è una proposta nuova. La Camera l’ha già approvata nel luglio 2025 con un ampio sostegno bipartisan. Il punto centrale del testo è lo spostamento della supervisione sulla maggior parte delle crypto dalla SEC alla CFTC. Allo stesso tempo, la legge dovrebbe chiarire meglio come classificare gli asset digitali dal punto di vista legale, in base alla loro funzione economica e alle caratteristiche della rete, riducendo così le zone grigie per operatori e autorità di vigilanza.
Il nodo vero, però, è quello etico legato a Trump. I Democratici contestano la sua dichiarazione dei redditi, secondo cui lo scorso anno avrebbe incassato circa $1.4 miliardi (€1.2 miliardo) dal crypto, soprattutto attraverso la meme coin $TRUMP e World Liberty Financial. I Repubblicani hanno inserito nuove regole etiche, ma per i Democratici restano troppo deboli. Inoltre, solo il Dipartimento di Giustizia di Trump potrebbe farle rispettare, mentre gli stati ne resterebbero esclusi.
Cosa significa per l’Europa
Per chi segue il mercato crypto in Europa, questa vicenda è rilevante perché gli Stati Uniti continuano a influenzare in modo decisivo il modo in cui exchange, token e autorità di vigilanza guardano al settore a livello globale. Se la CLARITY Act resta ferma, continua anche l’incertezza su quale autorità americana guiderà davvero il mercato. E questo può pesare pure sulle aziende europee che hanno rapporti con regole, clienti o listing negli Stati Uniti.
Il calendario, poi, non aiuta. Il Senato tornerà a riunirsi solo per una settimana ad agosto e poi entrerà in pausa fino al 14 settembre. Dopo, l’agenda sarà occupata da provvedimenti su bilancio e difesa. Il leader del Senato John Thune ha detto che proverà comunque ad avviare l’iter, ma non si aspetta un voto finale in tempo. Secondo Polymarket, la probabilità di approvazione quest’anno è scesa a circa 37%, mentre Galaxy a luglio ha ridotto la sua stima al 30%.