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Il CEO di Coinbase Armstrong boccia il pivot dell’industria crypto verso l’AI

Armstrong vede invece le crypto come infrastruttura per gli agenti AI, con x402 di Coinbase, Base e USDC come mattoni per i pagamenti automatizzati.

Il CEO di Coinbase Armstrong boccia il pivot dell’industria crypto verso l’AI

In breve

  • Brian Armstrong respinge la tendenza delle aziende crypto a posizionarsi come società AI.
  • Coinbase sta lavorando ad Agentic Finance con x402, Base e USDC per i pagamenti automatizzati.
  • L’ascesa degli agenti autonomi solleva dubbi su controllo, rischio di controparte e pagamenti alla velocità delle macchine.

Brian Armstrong, CEO della crypto exchange Coinbase, prende le distanze dalla crescente tendenza tra le aziende del settore a mettere in secondo piano la blockchain per presentarsi come azienda AI. Per lui si tratta di una lettura sbagliata del mercato: crypto e intelligenza artificiale non si escludono a vicenda, ma possono diventare insieme la base di nuove forme di automazione.

Nessuna sfida tra crypto e AI

Armstrong ha scritto domenica su X che l’idea di fare pivot da crypto ad AI riflette una mentalità da “zero-sum, scarcity thinking”. Nella sua visione, le crypto non sono un settore da mettere in competizione con l’AI, ma un’infrastruttura di base, un po’ come l’elettricità o internet, su cui può poggiare la prossima ondata tecnologica.

Questo discorso si inserisce in un contesto di mercato più ampio, in cui diverse società crypto stanno provando ad ampliare la propria narrativa verso l’AI. Allo stesso tempo, i casi più recenti del settore mostrano che non si tratta solo di immagine o posizionamento, ma anche di capire dove capitale e infrastruttura possano creare più valore.

Coinbase sta costruendo AiFi

Armstrong ha spiegato che Coinbase sta puntando su quello che definisce Agentic Finance, o AiFi. Per arrivarci, la società sta usando il protocollo x402, sviluppato internamente e poi passato alla x402 Foundation, insieme alla blockchain Base e alla stablecoin USDC di Circle Internet, con l’obiettivo di rendere possibili pagamenti automatizzati. Coinbase aveva già introdotto a giugno account per agenti AI in grado di fare trading e spendere, mentre la scorsa settimana ha annunciato che i clienti Coinbase Business possono accettare pagamenti da agenti AI tramite x402.

Il momento scelto non è casuale, perché più in generale il settore crypto sta cercando casi d’uso che vadano oltre il trading. Anche nel mining si vede una dinamica simile: realtà come Bitfarm e Core Scientific stanno spostando parte del focus verso data center per l’AI, segnale che la domanda di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale sta pesando sempre di più anche dentro il mondo crypto.

Perché è importante per l’Europa

Per chi segue il mercato europeo, il punto centrale è che il confine tra blockchain e AI sta diventando sempre più sottile. Se in futuro il software autonomo inizierà a gestire pagamenti con maggiore frequenza, crypto wallet, stablecoin e infrastrutture di settlement diventeranno componenti ancora più importanti dal punto di vista tecnico. In questo senso, l’approccio di Coinbase può diventare un riferimento anche per chi in Europa sta testando soluzioni simili, pur in assenza di un mercato davvero maturo.

I rischi degli agenti autonomi

Non tutti, però, vedono questo scenario con lo stesso ottimismo. Alcuni sviluppatori sottolineano che affidare denaro a software autonomi introduce nuovi problemi sul fronte del rischio di controparte e del controllo. NeoSoul AI ha scritto su X che un agente privo di reputazione o memoria non può essere considerato affidabile solo perché ha accesso a una crypto wallet.

Anche Tory Green, CEO di io.net, ha osservato che gli agenti non hanno bisogno soltanto di fondi, ma di fondi che possano muoversi alla velocità delle macchine. Secondo lui, il sistema finanziario è ancora pensato soprattutto per gli utenti umani, mentre non solo i pagamenti, ma alla fine anche compute e dati dovranno adattarsi allo stesso ritmo.

Il messaggio di Armstrong, quindi, non è un no all’AI, ma piuttosto un invito a dare alle crypto un ruolo più ampio. Nella sua lettura, la blockchain non compete con l’intelligenza artificiale: è il livello infrastrutturale che può rendere possibili economie sempre più automatizzate.


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