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Crypto in calo dopo gli attacchi americani all’Iran

L’escalation in Medio Oriente ha spinto Brent e WTI al rialzo, mentre Bitcoin ed Ethereum hanno perso terreno in un più ampio movimento risk-off.

Crypto in calo dopo gli attacchi americani all’Iran

In breve

  • Il mercato crypto è sceso dello 1,24% mercoledì dopo gli attacchi militari americani all’Iran.
  • Brent e WTI sono saliti rispettivamente del 2,05% e del 2,07% per l’aumento delle tensioni in Medio Oriente.
  • Bitcoin ed Ethereum hanno perso leggermente terreno, mentre il mercato è rimasto in modalità risk-off per il petrolio più caro e i timori sull’inflazione.

Il mercato crypto ha chiuso in calo dello 1,24% mercoledì, dopo che gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran con un’azione militare. L’inasprimento delle tensioni ha spinto al rialzo il petrolio e ha reso gli investitori più cauti sugli asset rischiosi, anche se Bitcoin ed Ethereum restano comunque sopra i forti guadagni messi a segno la scorsa settimana.

Il petrolio schizza in alto

CENTCOM ha riferito di aver colpito oltre 80 obiettivi in Iran con armi di precisione il 7 luglio. L’operazione è arrivata dopo le notizie di attacchi iraniani contro tre navi nello Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale per il traffico globale di petrolio. È proprio per questo che le tensioni in Medio Oriente si riflettono quasi subito sul mercato energetico, dove eventuali interruzioni pesano rapidamente sulle quotazioni di Brent e WTI.

Secondo i dati di Trading Economics, il Brent crude è avanzato del 2,05% fino a $75.68 (€66) al barile. Il WTI ha segnato un rialzo del 2,07% a $71.90 (€63). A questo si è aggiunta la decisione degli Stati Uniti di reintrodurre le sanzioni sul petrolio iraniano, aumentando ulteriormente la pressione sul mercato, mentre Teheran ha parlato di una chiara violazione dell’accordo sul cessate il fuoco.

Le crypto restano in modalità risk-off

Sul fronte crypto, il sentiment è rimasto debole. Bitcoin ha oscillato intorno a $63,551 (€55,600), in calo dello 0,59% nelle 24 ore, mentre Ethereum ha perso lo 0,84% e si è mosso intorno a $1,776 (€1,550). Tra le prime 10, Hyperliquid ha registrato il ribasso più marcato con un meno 3,38%, seguita da XRP e Solana.

Il movimento si inserisce in una classica fase risk-off, che tende a riemergere quando le tensioni geopolitiche aumentano. Un petrolio più caro può infatti alimentare i timori sull’inflazione e spostare più avanti le attese sui tagli dei tassi. Per il mercato crypto questo è un fattore importante, perché liquidità e propensione al rischio reagiscono in modo molto sensibile a questo tipo di scenario.

Perché conta per le crypto

Per chi investe in crypto dall’Europa, il punto centrale resta il legame tra geopolitica, energia e aspettative macroeconomiche. Se il petrolio dovesse restare su livelli elevati più a lungo, il dibattito su inflazione e politica monetaria potrebbe tornare a farsi più acceso. Ed è proprio questa combinazione che spesso porta più volatilità su Bitcoin, Ethereum e sulle principali altcoin.


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