CZ vuole congelare i Bitcoin di Satoshi e riaccende il dibattito
CZ propone di congelare gli 1,1 milioni di BTC di Satoshi se i computer quantistici dovessero mai riuscire a violare la crittografia di Bitcoin. Il dibattito tocca temi come proprietà, governance e sicurezza post-quantum.

In breve
- Il fondatore di Binance CZ ha proposto di congelare gli stimati 1,1 milioni di Bitcoin di Satoshi Nakamoto se i computer quantistici dovessero mai riuscire a rompere la crittografia di Bitcoin.
- I critici avvertono che un intervento del genere creerebbe un precedente pericoloso per un sistema permissionless e potrebbe intaccare i diritti di proprietà degli utenti.
- Altre voci chiedono una transizione graduale verso una crittografia resistente al quantum oppure un trust legale per le coin di Satoshi.
Il fondatore di Binance Changpeng Zhao ha riaperto il dibattito proponendo di congelare gli stimati 1,1 milioni di Bitcoin di Satoshi Nakamoto nel caso in cui i computer quantistici riuscissero un giorno a violare la crittografia della rete. La questione va dritta al cuore del mercato crypto: quanto può intervenire un sistema permissionless per difendersi, senza però mettere in discussione i diritti di proprietà degli utenti?
CZ lancia la proposta
Zhao, noto come CZ, ha presentato l’idea il mese scorso durante un podcast con il CEO di Galaxy Digital Alex Thorn. Secondo la sua proposta, Satoshi dovrebbe avere tra sei e dodici mesi di tempo per spostare i Bitcoin, che oggi valgono circa $68 miliardi (€59,4 miliardi) con un prezzo intorno a $62.000 (€54.200). Se non accadesse nulla, la community potrebbe valutare di congelare quegli indirizzi.
Il suo punto di vista è soprattutto pragmatico: se la crittografia dovesse indebolirsi e nessuno intervenisse, chi avesse accesso a quelle coin potrebbe potenzialmente sottrarle. Dall’altra parte, i critici sostengono che una scelta del genere aprirebbe un precedente rischioso in una rete costruita proprio sull’idea che nessuno possa appropriarsi dei beni altrui.
Le reazioni dal settore
Tra le voci contrarie c’è anche Michael Terpin, fondatore e CEO di Transform Ventures, che considera il congelamento delle coin di Satoshi un limite che Bitcoin non ha mai superato. A suo avviso, accettare un intervento simile vorrebbe dire avvicinarsi a un modello sempre più basato sul permesso, mentre la rete dovrebbe restare permissionless. Terpin ha anche ricordato quanto sia complesso trovare un consenso rapido su Bitcoin, soprattutto se si pensa ai tempi necessari per arrivare a SegWit.
Jameson Lopp, cofondatore e chief security officer di Casa, legge il tema in una prospettiva più ampia. Per lui non si tratta solo del wallet di Satoshi, ma di come Bitcoin si prepara a un futuro in cui l’attuale crittografia potrebbe non essere più sufficiente. Lopp è l’autore del Bitcoin Improvement Proposal 361, che propone una transizione graduale verso una crittografia resistente al quantum. L’obiettivo è dare a utenti, exchange, custodian, wallet e istituzioni il tempo necessario per migrare senza fretta.
Anche Matt Hougan di Bitwise respinge sia un freeze immediato sia l’idea di lasciare tutto com’è. Al suo posto richiama una proposta di Nic Carter, secondo cui i Bitcoin di Satoshi dovrebbero essere collocati in un trust legale finché la proprietà non possa essere dimostrata attraverso registri elettronici storici. Hougan osserva che il mercato tratta già oggi le holdings di Satoshi come se fossero di fatto irraggiungibili, quindi a suo giudizio qualsiasi cambiamento rischierebbe di creare più problemi che benefici.
Perché conta
Per chi segue il mercato crypto in Europa, il punto è rilevante perché mostra quanto rapidamente un rischio tecnico possa trasformarsi in una discussione su governance, proprietà e regole della rete. Il quantum computing non rappresenta ancora una minaccia concreta per Bitcoin, ma la ricerca sulla crittografia post-quantum è già in corso e il settore sta iniziando a ragionare su possibili migrazioni future. Per questo il tema delle coin di Satoshi va oltre la teoria: mette sul tavolo la domanda su come una grande rete blockchain possa evolvere senza perdere i suoi principi fondamentali.
Per il momento resta uno scenario ipotetico. Ma proprio perché tocca la sicurezza di Bitcoin nel lungo periodo, è un tema che potrebbe tornare al centro nei prossimi mesi, soprattutto se aumenterà la pressione verso soluzioni post-quantum.