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La Francia mette gli swap da crypto a stablecoin nel mirino fiscale

Il piano riguarda soprattutto gli swap verso stablecoin sotto MiCA, con una possibile imposta del 31,4% dal 2027. La legge francese deve ancora passare dal parlamento e può ancora cambiare.

La Francia mette gli swap da crypto a stablecoin nel mirino fiscale

In breve

  • La Francia ha approvato un emendamento che potrebbe rendere tassabili dal 2027 i profitti sugli swap da crypto a stablecoin.
  • La proposta fa parte del bilancio per il 2027 e deve ancora completare il resto dell’iter parlamentare.
  • La misura potrebbe portare a una tassazione quando si passa alle stablecoin, mentre applicazione e definizione restano poco chiare.

La Francia ha approvato una proposta che potrebbe portare i profitti sugli swap da crypto a stablecoin sotto l’imposta sulle plusvalenze dal 2027. Così, un passaggio molto usato nel mercato crypto si avvicina a una tassazione del 31,4%, anche se il piano non è ancora definitivo.

Via libera di misura a Parigi

L’Assemblea nazionale francese ha approvato l’emendamento I-3898 il 16 ottobre con 38 voti favorevoli, 37 contrari e 25 astensioni. La proposta fa parte del bilancio per il 2027 e deve ancora passare per il resto dell’iter parlamentare. Il testo può quindi ancora essere modificato o sparire del tutto prima di diventare legge.

Secondo le regole francesi attuali, gli swap tra crypto senza un pagamento extra in contanti di solito beneficiano del rinvio della tassazione. Questo potrebbe cambiare per le transazioni in cui gli investitori ricevono e-money token, come quelli definiti nel quadro MiCA dell’Unione europea. In pratica, un investitore potrebbe dover pagare le tasse sul guadagno nel momento in cui passa a una stablecoin qualificata, anche se non ritira euro su un conto bancario.

Più pressione sul trading di stablecoin

La misura si inserisce in una tendenza europea più ampia, in cui le autorità di vigilanza cercano sempre più spesso di far rientrare le crypto nelle regole fiscali già esistenti. MiCA è pienamente in vigore dal 1 luglio 2026 e dovrebbe proprio dare più chiarezza sul trattamento dei crypto-asset nell’UE. Allo stesso tempo, la proposta francese mostra che le regole fiscali possono ancora cambiare molto da paese a paese.

La mossa ha anche sollevato dubbi sull’applicazione pratica. Il ministro dei Conti pubblici David Amiel ha detto nel dibattito che prima bisogna chiarire come definire esattamente le stablecoin e come monitorare gli spostamenti all’interno di un portafoglio. Chainalysis aveva già avvertito in precedenza che una tassazione più pesante potrebbe spingere gli investitori verso i piattaforme DeFi, il trading peer-to-peer e gli exchange offshore. In Germania, intanto, le banche stanno facendo passi per offrire il trading crypto nelle proprie app, come nel caso di Sparkasse, a dimostrazione di quanto i mercati europei affrontino in modo diverso l’integrazione delle crypto.

Cos’altro cambia

La proposta modificherebbe anche il calcolo francese delle plusvalenze. Invece di un metodo basato sull’intero portafoglio, l’imposta verrebbe calcolata in base al prezzo di acquisto degli asset venduti, con una media ponderata per le unità della stessa crypto comprate in momenti diversi. Durante il dibattito, il relatore generale Philippe Juvin ha invece detto di preferire il mantenimento del rinvio della tassazione, perché le crypto sono così volatili.


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