Giancarlo ridimensiona le attese sulla CLARITY Act
Giancarlo considera la CLARITY Act importante, ma non decisiva. Intanto al Senato restano aperti i nodi sui poteri di SEC e CFTC e sulle regole per gli stablecoin.

In breve
- Chris Giancarlo ritiene che il settore crypto non debba considerare la CLARITY Act come il fattore decisivo per il futuro delle criptovalute.
- Secondo lui, l’innovazione continuerà anche se il Senato non riuscirà a esaminare la legge in tempo.
- Il provvedimento dovrebbe chiarire i ruoli di SEC e CFTC, ma al Senato il percorso resta fermo per altre discussioni di vigilanza.
Chris Giancarlo, ex presidente della Commodity Futures Trading Commission negli Stati Uniti, invita il settore crypto a non caricare la CLARITY Act di un peso eccessivo. A suo avviso, la tecnologia continuerà a evolversi anche se il testo non dovesse arrivare in tempo al Senato. Giancarlo resta favorevole all’approvazione della legge, ma avverte che il comparto ha finito per legare troppo la propria comunicazione pubblica a un solo disegno di legge.
La legge è bloccata al Senato
Le scadenze stanno aumentando la pressione. La Camera dei Rappresentanti ha approvato l’H.R. 3633 il 17 luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari, mentre la Commissione Bancaria del Senato ha fatto avanzare la proposta il 14 maggio 2026 con 15 voti favorevoli e 9 contrari. Da allora, però, non c’è stato alcun voto in aula. A complicare tutto c’è anche la pausa del Senato, che andrà in pausa il 10 agosto fino all’11 settembre. In pratica, resta circa una settimana utile per l’esame.
In una recente intervista, Giancarlo ha richiamato il caso di internet. Anche in quel settore, ha spiegato, non è mai arrivata una singola legge quadro, eppure lo sviluppo è andato avanti lo stesso. Il suo messaggio è chiaro: l’innovazione non si ferma se la CLARITY Act dovesse arenarsi. Per questo alcuni operatori di mercato la vedono come un passaggio importante, ma non come l’unico snodo nel dibattito più ampio sulla regolamentazione crypto negli Stati Uniti.
Più di una semplice struttura di mercato
La CLARITY Act non è soltanto un testo tecnico sulla struttura del mercato. Il provvedimento deve infatti definire con più precisione negli Stati Uniti il perimetro di competenza di SEC e CFTC sugli asset digitali, ed è per questo che rappresenta un dossier centrale per la regolamentazione crypto nel suo complesso. Al Senato, però, restano aperti anche i confronti sulle disposizioni sui rendimenti degli stablecoin e su altre obiezioni legate alla vigilanza, elementi che continuano a rallentare l’iter.
Il sostegno di Giancarlo alla legge ha anche una componente personale. Nella sezione 503 viene infatti formalizzato LabCFTC, l’ufficio fintech che lui ha contribuito a creare nel 2017. Allo stesso tempo, però, Giancarlo avverte che una nuova legge potrebbe tradursi anche in più controlli e sorveglianza. Porta come esempio la GENIUS Act, ricordando che gli emittenti di stablecoin sono già soggetti al Bank Secrecy Act, e sostiene che la CLARITY Act seguirebbe un’impostazione simile per le transazioni in asset digitali.
Perché conta
Per chi segue il settore crypto in Europa, questa vicenda mostra quanto il quadro normativo statunitense resti incerto, anche quando un disegno di legge ha già superato una delle due camere. Il punto è rilevante perché la CLARITY Act non riguarda solo la struttura del mercato, ma anche la distribuzione dei poteri tra le autorità di vigilanza e il modo in cui innovazione e compliance si incrociano nel settore. Un tema che può pesare in modo particolare per gli operatori attivi su entrambe le sponde dell’Atlantico.