Oltre 6 milioni di Bitcoin visibili tramite chiavi pubbliche
Glassnode stima che il 31,2% dell’offerta circolante sia esposto tramite chiavi pubbliche visibili. Il dibattito sui rischi legati a quantum e AI riguarda soprattutto i grandi exchange e i custodian.

In breve
- Oltre 6 milioni di Bitcoin si trovano dietro chiavi pubbliche visibili onchain, pari al 31,2% dell’offerta circolante.
- Glassnode segnala che la quantità esposta è aumentata di 222.000 BTC da maggio, mentre l’offerta totale di Bitcoin è cresciuta di 64.000 BTC.
- L’attenzione cresce per le preoccupazioni su AI e quantum computing, che in futuro potrebbero indebolire la crittografia di Bitcoin.
Oltre 6 milioni di Bitcoin si trovano dietro chiavi pubbliche già visibili onchain. Questo fa crescere il numero di coin che potrebbero diventare vulnerabili se l’AI o il quantum computing riuscissero un giorno a forzare una svolta nella crittografia di Bitcoin. Secondo Glassnode, si tratta del 31,2% dell’offerta circolante, leggermente più che nel 2023.
Più BTC visibili rispetto a maggio
Il cofondatore di Glassnode Rafael Schultze-Kraft ha detto che la quantità esposta è aumentata di 222.000 BTC rispetto al report di maggio, per un valore di circa $18,2 miliardi (€16,3 miliardi). Nello stesso periodo, l’offerta totale di Bitcoin è cresciuta di appena 64.000 BTC. L’aumento mostra che la parte dell’offerta con chiavi pubbliche visibili sta crescendo più velocemente dell’offerta stessa.
Le differenze tra i vari operatori sono ampie. Secondo questa misurazione, Coinbase ha circa il 10% di esposizione, mentre Binance è all’83%. Fidelity è intorno al 2%, Grayscale al 49%, Revolut al 99% e Robinhood al 100%. Le partecipazioni governative di Stati Uniti, Regno Unito ed El Salvador rientrano invece in questo metodo senza esposizione visibile.
Perché ora sta attirando attenzione
Le chiavi pubbliche possono diventare visibili per il riutilizzo degli indirizzi oppure perché sono presenti direttamente in alcuni tipi di output Bitcoin, tra cui i primi pay-to-public-key output e Taproot. Se un computer quantistico abbastanza potente o un’imprevista svolta matematica riuscissero un giorno a ricavare le private key, quegli indirizzi visibili sarebbero esposti a un rischio maggiore.
La preoccupazione è più forte adesso perché il ricercatore di Ethereum Justin Drake ha invitato il settore a prepararsi a una sorta di bunker mode. Ha detto che, nello scenario peggiore, l’AI potrebbe trovare una scorciatoia verso la crittografia dei wallet già entro pochi mesi, prima ancora che i computer quantistici arrivino a quel livello. Anche fuori dal crypto cresce l’allerta: il G7 Cybersecurity Working Group ha avvertito di recente che il quantum computing rappresenta una minaccia diretta per l’attuale crittografia a chiave pubblica.
Anche Europol vede soprattutto i wallet come il punto debole in un futuro attacco quantistico. In un recente avviso, l’organizzazione ha invitato a passare passo dopo passo alla crittografia post-quantum, con un’attenzione extra alle Bitcoin public key esposte e ai wallet più vecchi.
Rilevanza per gli investitori crypto
Per i lettori crypto europei questo è rilevante soprattutto perché il dibattito non riguarda più solo una minaccia teorica lontana. Grandi operatori, exchange e custodian devono sempre più spesso pensare a come è strutturato il loro Bitcoin se servirà una sicurezza post-quantum. Questo rende la distribuzione tra chiavi visibili e non visibili un tema che attira attenzione anche fuori dall’area più tecnica.