I pagamenti degli agent AI sollevano nuove domande sulla sicurezza
Il report segnala milioni di micropagamenti tramite x402 su Base e Solana, ma anche abusi su Grok e AIXBT. Soprattutto i destinatari approvati e il controllo sembrano essere fondamentali.

In breve
- Gli agent AI gestiscono sempre più spesso i pagamenti; tramite x402 sono state elaborate 6,4 milioni di transazioni su Base e Solana in 35 giorni.
- I ricercatori hanno visto che 14 dei 19 prodotti hanno operato entro i permessi impostati, ma l’abuso resta possibile tramite istruzioni ingannevoli o informazioni sbagliate.
- Gli esempi con Grok/Bankr e AIXBT hanno portato insieme a trasferimenti per $281.200, dopo di che i ricercatori chiedono regole più rigide sui destinatari e un controllo migliore.
Gli agent AI eseguono già pagamenti in autonomia per attività come ricerche sul web o il controllo dei premi airline. Da un nuovo report emerge che questo sviluppo sta accelerando rapidamente: in 35 giorni, tramite x402, un protocollo per i pagamenti degli agent, sono stati elaborati 6,4 milioni di pagamenti su Base e Solana. Più del 90% valeva meno di un centesimo, ma i dati mostrano comunque che le aziende danno sempre più spesso agli agent AI il permesso di spendere denaro.
I limiti non bastano
Secondo la ricerca, 14 dei 19 prodotti e workflow esaminati potevano operare entro i diritti impostati dalle persone. In questo modo le aziende possono fissare in anticipo un budget e far acquistare software senza dover approvare tutto manualmente ogni volta. Sembra pratico, ma non significa ancora che ogni sistema riesca a far rispettare bene quei limiti anche sotto attacco.
Il punto centrale del problema, secondo i ricercatori, è che un agent può tecnicamente fare qualcosa, mentre il proprietario magari non intendeva affatto quello. Un agent può trasferire denaro con credenziali valide e comunque fare il pagamento sbagliato sulla base di un’istruzione ingannevole o di informazioni errate. Quindi la domanda sulla sicurezza va oltre il semplice impostare un limite.
Esempi di abuso
Il report cita due incidenti che mostrano quanto in fretta un errore possa trasformarsi in un grande trasferimento. Nel maggio 2026, un attaccante ha inserito un messaggio in codice Morse. Grok lo ha tradotto e ha pubblicato una risposta in cui veniva taggato Bankr, un servizio che esegue transazioni crypto. Bankr lo ha interpretato come una richiesta di pagamento e ha inviato token per un valore di $175.000 (€157.200). In seguito ha comunicato che l’80% era stato restituito.
In un altro caso, un attaccante ha ottenuto accesso alla dashboard di AIXBT e ha inserito istruzioni malevole. Il trasferimento successivo ha inviato ETH per un valore di $106.200 (€95.400) all’attaccante. In totale si è arrivati a $281.200 (€252.600) prima dei rimborsi.
I ricercatori sottolineano che anche i piccoli pagamenti comportano rischi quando si accumulano. Un budget limita quanto è in gioco in una singola operazione, ma non dice nulla su dove vada esattamente il denaro. Per questo chiedono regole più rigide sui destinatari approvati e un controllo migliore sulle spese ripetute di piccolo importo.
Perché è importante
Per i lettori crypto europei questo è rilevante perché gli agent AI operano sempre più spesso nello stesso ambiente di wallet, exchange e altre infrastrutture crypto. La combinazione di decisioni automatiche e pagamenti diretti può creare nuovi rischi di sicurezza, soprattutto se il controllo umano esiste solo sulla carta. Anche le autorità di vigilanza guardano con sempre più attenzione a chi sia responsabile quando un sistema automatizzato sposta denaro.
Questo si inserisce nel dibattito più ampio sui pagamenti machine-native: Coinbase ha introdotto account speciali per i bot AI per agire e pagare per conto degli utenti, ma con limiti chiari e diritti ben definiti. Zoomex, uno dei partner del report, cita un proprio esempio di maggiore controllo: tramite una connessione MCP dichiarata gli assistenti AI possono preparare ordini di trading, ma il cliente conferma ogni ordine prima che venga inviato. La FCA britannica aveva già avvertito in ottobre che a volte i controlli umani diventano un semplice esercizio di spunta e che restano necessari controlli tecnici e monitoraggio continuo. Il report conclude quindi che le aziende dovrebbero far lavorare gli agent AI con i privilegi minimi possibili e poter revocare rapidamente quei diritti.