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Bitcoin arretra dopo il rally del petrolio e le prese di profitto

L’aumento del petrolio WTI e le tensioni in escalation con l’Iran hanno pesato sul sentiment di rischio, mentre la dominance di Bitcoin è salita e la volatilità implicita è aumentata.

Bitcoin arretra dopo il rally del petrolio e le prese di profitto

In breve

  • Bitcoin mercoledì ha perso circa lo 0,9% e si è mosso a $65,900, mentre Ether è sceso dello 0,5% fino a circa $1,920 dopo i recenti massimi.
  • Il rialzo del petrolio WTI oltre $85 al barile ha pesato sul sentiment di rischio e ha riacceso i timori legati all’inflazione.
  • Nel mercato crypto i capitali si sono spostati verso Bitcoin, mentre i volumi di scambio sono calati e la volatilità implicita è aumentata.

Il mercato crypto ha virato in negativo mercoledì, con Bitcoin ed Ether che hanno corretto dopo i recenti picchi. Bitcoin ha lasciato sul terreno circa lo 0,9% da mezzanotte UTC, scendendo a $65,900 (€57,700), mentre Ether ha perso lo 0,5% e si è attestato intorno a $1,920 (€1,680). Dopo il massimo raggiunto da oltre un mese, qualche presa di profitto era del tutto attesa.

Il petrolio mette sotto pressione il sentiment di rischio

A pesare sul quadro generale è stato soprattutto il rialzo del petrolio WTI. Il benchmark americano è tornato sopra quota $85 (€74) al barile, per la prima volta dal 12 giugno, dopo l’ulteriore escalation del conflitto con l’Iran. Il movimento ha riacceso i timori sull’inflazione, in un momento in cui gli investitori restano già molto attenti ai segnali su tassi e liquidità.

La tensione macro si è vista anche oltre il comparto crypto. I futures sul Nasdaq 100 e sull’S&P 500 hanno chiuso in calo, mentre l’oro è salito dello 0,95% a $4,118 (€3,610) e l’argento ha messo a segno un progresso dell’1,2%. Per chi segue le criptovalute è un segnale rilevante, perché in fasi come questa Bitcoin viene spesso letto sia come asset rischioso sia come una sorta di porto relativamente più stabile all’interno del mercato crypto.

Bitcoin attira capitali

All’interno del settore, la rotazione è andata chiaramente a favore di Bitcoin. La dominance della principale criptovaluta è salita al 59%, mentre i capitali hanno lasciato altcoin e stablecoin. È una dinamica tipica quando l’incertezza aumenta: i trader tendono a spostarsi prima di tutto sull’asset più grande e più liquido.

Anche sul fronte dei derivati l’attività è rimasta più contenuta. Il volume di trading delle ultime 24 ore è sceso del 12% a $150 miliardi (€131 miliardi), mentre l’open interest è rimasto sostanzialmente fermo intorno a $116 miliardi (€102 miliardi). Con $165 milioni (€145 milioni) di liquidazioni, il mercato sembra essersi preso una pausa, senza indicazioni immediate di un forte riassetto delle posizioni.

Più tensione nei derivati

La postura degli operatori è diventata però un po’ più prudente. Il rapporto long/short a 24 ore è sceso a 50,59/49,41, un equilibrio più stretto e meno netto rispetto al giorno precedente. Nel frattempo, la volatilità implicita a 30 giorni di Bitcoin è salita al 40% dal 37,5%, segnale che i trader stanno pagando di più per coprirsi da oscillazioni più ampie.

Questo aumento della volatilità si inserisce in un contesto che resta molto sensibile ai dati macro e ai movimenti improvvisi della liquidità. In una fase precedente avevamo già visto che Bitcoin rally si raffredda dopo i dati sull’inflazione e il petrolio caro, quando preoccupazioni simili su petrolio e inflazione avevano già dettato il tono del mercato.

Sul mercato delle opzioni, invece, la domanda di esposizione al rialzo è rimasta presente. Su Deribit, i BTC call hanno guidato i volumi a 24 ore, con la maggior parte dell’attività concentrata sui contratti con strike a $70,000 (€61,300) e $72,000 (€63,100). Il messaggio che arriva dal mercato è che una parte degli operatori considera il ribasso attuale più come una pausa che come un cambio di trend, anche se nel breve il sentiment resta cauto.


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