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Bitcoin resta bloccato intorno a 63.500 dollari per i flussi degli ETF

Gli afflussi negli ETF tengono viva la domanda, ma miner e Strategy vendono in parte. Mercoledì il CPI statunitense potrebbe rompere il ristretto intervallo di trading intorno a Bitcoin.

Bitcoin resta bloccato intorno a 63.500 dollari per i flussi degli ETF

In breve

  • Bitcoin martedì è rimasto intorno a 63.500 dollari, dentro il range che dura da settimane di circa 62.000 dollari a 66.000 dollari.
  • Secondo gli analisti, gli afflussi negli ETF vengono in gran parte compensati dalle vendite di miner e corporate holder, mentre i volumi di trading sono ai minimi da tre anni.
  • I dati sull’inflazione negli Stati Uniti e possibili nuove regole potrebbero rompere il range, mentre settembre è storicamente il mese più debole per Bitcoin.

Bitcoin si è mosso poco martedì e così è rimasto bloccato nel ristretto intervallo di circa 62.000 dollari (€53.700) fino a 66.000 dollari (€57.200) che da settimane tiene sotto pressione il mercato crypto. Il prezzo è sceso a circa 63.500 dollari (€55.000), in calo dello 0.6 percento nelle 24 ore, mentre gli afflussi negli ETF e la pressione di vendita di miner e corporate holder si annullano in gran parte a vicenda.

La domanda degli ETF si scontra con la pressione di vendita

Secondo Paul Howard, senior director della società di trading Wincent, il recente andamento dei prezzi è guidato soprattutto da afflussi stabili negli ETF, compensati dalle vendite OTC di miner e di Strategy, la società quotata di Michael Saylor. Gli analisti di Bitfinex notano lo stesso schema: gli spot Bitcoin ETF e le società di tesoreria in bitcoin restano fonti importanti di domanda insensibile al prezzo, ma di recente questa domanda sta incontrando vento contrario dalle vendite dalle riserve aziendali.

Questo aiuta a spiegare perché la scorsa settimana Bitcoin sia salito solo di circa il 2 percento, nonostante forti afflussi negli ETF e un più ampio recupero nei mercati rischiosi. Nel frattempo i volumi di trading crypto sono scesi al livello più basso degli ultimi tre anni, lasciando meno carburante per spingere BTC fuori dall’attuale range in modo convincente. Anche le recenti vendite di Strategy si inseriscono in questo quadro di un mercato in cui i movimenti di tesoreria continuano a influenzare il prezzo nel breve termine.

Il CPI può rompere il range

I dati sull’inflazione statunitense di mercoledì potrebbero cambiare le cose. Jeff Anderson, managing partner di STS Digital, dice che la convinzione su entrambi i lati è debole, visto che la liquidità estiva resta bassa e i trader aspettano chiarezza sulla politica monetaria e sul Digital Asset Market Clarity Act.

Questa normativa è rilevante per il mercato più ampio, perché regole più chiare sugli strumenti di investimento digitali possono influenzare il sentiment verso Bitcoin e altre crypto. Howard si aspetta che la fase di consolidamento possa continuare fino a metà settembre se non arriva un catalizzatore fondamentale, mentre le posizioni sui derivati indicano che gli investitori si sono ancora coperti bene.

In vista del mese debole di settembre

Per chi segue le crypto in Europa, è soprattutto importante che l’attuale stallo coincida con un periodo in cui il mercato resta sensibile ai dati macro dagli Stati Uniti. Se Bitcoin dovesse uscire dal range, l’effetto potrebbe riflettersi rapidamente sul sentiment verso gli spot ETF e sul trading crypto più ampio, proprio perché la liquidità estiva resta sottile.

Anderson ha inoltre sottolineato che settembre è storicamente il mese più debole per Bitcoin. Dal 2013, BTC in quel mese è sceso in media di circa il 4 percento, secondo i dati di CoinGlass, e questo rende il mercato ancora più attento a una possibile rottura o, al contrario, a una nuova fase di movimento laterale.


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