La volatilità di Bitcoin scende nonostante l’hack e i deboli afflussi negli ETF
La BVIV scende al livello più basso da fine maggio, mentre gli spot Bitcoin ETF statunitensi registrano deflussi e USDT e USDC perdono capitalizzazione di mercato.

In breve
- La volatilità di Bitcoin è scesa al 36 per cento, il livello più basso dal 31 maggio, nonostante l’hack di Coldcard e altri venti contrari.
- Gli spot Bitcoin ETF statunitensi hanno registrato la scorsa settimana 61,53 milioni di dollari di deflussi, mentre USDT e USDC hanno perso capitalizzazione di mercato.
- L’incertezza normativa e i rendimenti reali più alti stanno frenando la propensione al rischio, ma la bassa volatilità non indica ancora panico.
Bitcoin continua a mostrare una tenuta inattesa, anche se il quadro per il mercato crypto resta pieno di elementi sfavorevoli. Tra questi ci sono l’hack di Coldcard, una domanda istituzionale ancora debole e l’incertezza aperta su regolamentazione e scenario macroeconomico. La volatilità implicita a 30 giorni di BTC è scesa ancora, un segnale che per ora i trader stanno cercando meno copertura contro movimenti bruschi del prezzo.
Volatilità al livello più basso
La BVIV, l’indice che misura la volatilità di Bitcoin, è scesa al 36 per cento, il livello più basso dal 31 maggio. A inizio giugno era ancora vicina al 60 per cento. Il calo conta, perché questo indicatore risente anche della domanda di opzioni e di coperture quando il mercato si aspetta più incertezza.
Dalle letture di mercato emerge che un asset capace di assorbire cattive notizie senza andare in panico può essere interpretato come un segnale bullish. Allo stesso tempo, però, la volatilità tende spesso a tornare verso la media: dopo una fase di compressione, il movimento può riprendere forza. Per questo i livelli attuali restano interessanti per chi guarda a una possibile rottura, in entrambe le direzioni.
La domanda istituzionale resta debole
Sul fronte dei flussi, il quadro non cambia molto. Gli ETF spot Bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno chiuso la scorsa settimana con 61,53 milioni di dollari (53,3 milioni di euro) di deflussi, interrompendo tre settimane consecutive di afflussi contenuti. Anche le principali stablecoin legate al dollaro stanno mostrando meno forza: la capitalizzazione di mercato di USDT è scesa al livello più basso da ottobre e USDC continua a muoversi in una fase di calo.
Nel complesso, questo suggerisce meno liquidità pronta a entrare sul lato degli acquisti. In un bear market più ampio, un mercato delle stablecoin in contrazione viene spesso letto come un segnale di minore propensione al rischio e di capitale fresco più scarso da impiegare nel settore crypto.
La regolamentazione continua a frenare
A pesare non sono solo i dati di mercato, ma anche il fronte normativo. L’approvazione della Clarity Act americana resta tutt’altro che scontata, mentre i rendimenti reali più elevati sui Treasury statunitensi a lungo termine stanno riducendo l’attrattiva degli asset più rischiosi. Bitfinex ha inoltre osservato che circa 155.000 BTC sono stati spostati nella fascia di costo tra 62.000 dollari (53.700 euro) e 65.000 dollari (56.400 euro), un dato che fa pensare a vendite assorbite su quei livelli.
Per chi segue il mercato crypto dall’Europa, il punto chiave è che la combinazione di afflussi deboli negli ETF, capitalizzazione in calo delle stablecoin e ritardi sul piano regolamentare riflette spesso un raffreddamento più ampio del settore. Allo stesso tempo, la volatilità bassa indica che il mercato non è ancora entrato in modalità panico, e questo può rendere il prossimo movimento ancora più sensibile a nuove notizie o a un cambio improvviso di liquidità. I trader di opzioni su Bitcoin riducono gli hedge in vista della decisione della Fed mostra che anche sul mercato dei derivati la copertura si sta alleggerendo, in linea con l’attuale fase di prezzi più tranquilli.