La Clarity Act viene criticata come legge pro-intermediari
La legge americana dovrebbe soprattutto definire il ruolo di exchange, broker e custodian, mentre i critici sostengono che la tecnologia crypto di base resti in secondo piano.

In breve
- La Clarity Act americana è stata rinviata a metà settembre e riceve critiche perché regola soprattutto gli intermediari nel mercato crypto.
- La docente di Berkeley Law Hermine Wong sostiene che solo una piccola parte del testo riguarda la tecnologia in sé, mentre la maggior parte ruota attorno a exchange, broker e custodian.
- Secondo i critici, il dibattito mostra che la normativa americana si concentra soprattutto sulla supervisione e sulla divisione dei compiti tra SEC e CFTC, non sulla decentralizzazione e sull’uso peer-to-peer.
La legge americana Clarity Act è di nuovo sotto attacco ora che l’esame al Congresso è stato rinviato a metà settembre. Secondo la docente di Berkeley Law Hermine Wong, la proposta non è una vera legge crypto, ma soprattutto una legge che definisce il ruolo di exchange, broker e custodian.
Perché la legge riceve critiche
Wong sostiene che a Washington le parole Clarity Act e crypto bill siano quasi diventate intercambiabili. Secondo lei è fuorviante, perché la legge non serve a sostenere la tecnologia in sé, ma a regolare gli intermediari nel mercato crypto.
Fa notare che per anni il settore ha dovuto fare i conti con lo stallo politico, mentre proposte precedenti come il Token Taxonomy Act, il DCCPA e FIT21 si sono arenate. A questo si sono aggiunte, secondo lei, le azioni di enforcement dell’era Gensler e la caduta di Celsius, Voyager e FTX, facendo sì che quasi ogni legge ampia sembrasse subito un passo avanti.
Gli intermediari sono al centro
Il punto centrale della sua critica è che il crypto era nato proprio per rendere meno importanti gli intermediari. Nel testo della Clarity Act, però, vede soprattutto attenzione per exchange, broker, custodian e altri intermediari.
Wong dice che nella sua analisi solo il 2% fino al 4% del testo di legge riguarda la tecnologia sottostante, mentre il 44% fino al 77% ruota attorno agli intermediari. Questa forbice dipende dalla versione che ha esaminato, tra cui quella approvata dalla Camera e due bozze del Senato.
Secondo lei è come se una prima legge sui farmaci parlasse soprattutto dei negozi che vendono il medicinale, e quasi per niente di sicurezza, test o funzionamento. Per il crypto vale lo stesso: le regole per gli intermediari non sono la stessa cosa di un quadro giuridico per la tecnologia in sé.
Cosa significa per l’Europa
Per chi segue il crypto in Europa, questo dibattito mostra quanto in modo diverso i legislatori possano guardare allo stesso settore. Negli Stati Uniti, la discussione ruota ora soprattutto attorno alla domanda su quale autorità di vigilanza debba fare cosa, mentre il contenuto tecnologico resta secondo i critici in secondo piano.
La Clarity Act citata nell’enrichment è inoltre pensata come un quadro americano più ampio per gli asset digitali, con una divisione dei compiti tra la SEC e la CFTC. Proprio questa definizione la rende politicamente importante, ma anche esposta alle critiche di chi pensa che decentralizzazione e uso peer-to-peer abbiano troppo poco spazio.
Questa tensione non riguarda solo Washington. La CFTC prepara le regole crypto se la Clarity Act si blocca, e questo mostra che le autorità di vigilanza stanno già pensando a un’alternativa nel caso in cui il Congresso si dimostri di nuovo troppo lento.