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Il fondo pensione giapponese investe l’1% in Bitcoin come protezione contro la debolezza del dollaro

Il fondo vuole usare Bitcoin come protezione contro la debolezza del dollaro e così fa una rara mossa crypto istituzionale in Giappone. Leggi come si inserisce nella loro strategia valutaria più ampia.

Il fondo pensione giapponese investe l’1% in Bitcoin come protezione contro la debolezza del dollaro

In breve

  • Un fondo pensione giapponese di Okayama investirà dal 2026 fiscale circa l’1% del suo patrimonio in crypto, soprattutto Bitcoin.
  • Il fondo usa Bitcoin come hedge contro un dollaro americano in indebolimento e sceglie l’esposizione tramite un fondo multi-token passivo.
  • L’iniziativa è notevole perché pochi fondi pensione giapponesi investono direttamente in asset digitali, mentre i fondi più grandi fanno soprattutto ricerca.

Un fondo pensione giapponese di Okayama investirà dal 2026 fiscale circa l’1% del suo patrimonio in cryptocurrency, usando Bitcoin come hedge contro un dollaro americano in indebolimento. Questa decisione segna un passo importante, visto che finora pochi fondi pensione giapponesi hanno investito direttamente in asset digitali.

Rischio valutario e allocazione strategica

Il National Business Corporate Pension Fund, che gestisce circa $136 milioni (€119 milioni) per circa 1.200 piccole e medie imprese, vuole ridurre la sua esposizione al dollaro americano. Secondo Aiyu Kiguchi, direttrice degli investimenti del fondo, c’è la possibilità che il dollaro perda il suo status di valuta di riserva mondiale. Lo yen quota attualmente intorno a 161 per dollaro e resta in una fascia più bassa, cosa che mette sotto pressione il valore di un portafoglio detenuto per l’80% in yen.

Bitcoin viene visto come uno strumento per contrastare la svalutazione valutaria, con una bassa correlazione rispetto a l’indice del dollaro. Il fondo mette Bitcoin accanto a oro e valute dei mercati emergenti in una piccola strategia di diversificazione. Invece di comprare Bitcoin direttamente, il fondo sceglie un’esposizione tramite un fondo multi-token passivo gestito da un grande hedge fund.

Contesto giapponese e differenze istituzionali

Questa iniziativa si distingue in Giappone, dove il molto più grande Government Pension Investment Fund (GPIF) finora ha soprattutto studiato Bitcoin e oro, ma non ha ancora fatto investimenti diretti. Il GPIF gestisce miliardi e dal 2024 sta esaminando possibilità di diversificazione, compresi asset illiquidi come Bitcoin, in linea con la più ampia regolamentazione giapponese che sta accogliendo sempre di più gli asset digitali.

Il fondo pensione di Okayama, con radici nell’industria meccanica e metallurgica sensibile ai movimenti valutari, è quindi uno dei primi fondi giapponesi più piccoli a fare davvero un passo nel crypto. Questo è in contrasto con i fondi pensione americani, che spesso usano Bitcoin tramite ETF in modo tattico senza concentrarsi sul rischio valutario. Per esempio, il State of Wisconsin Investment Board ha comprato e venduto una posizione in un Bitcoin ETF da oltre $321 milioni (€280 milioni) nel giro di pochi mesi. Inoltre, la domanda istituzionale di Bitcoin negli ultimi mesi è stata altalenante, con forti deflussi dai fondi spot americani che però ora sembrano in calo.

Rilevanza per gli investitori europei

La decisione del fondo giapponese può essere rilevante per gli investitori europei che vogliono coprire il rischio valutario in un contesto geopolitico ed economico incerto. Mostra che le criptovalute, e in particolare Bitcoin, vengono sempre più considerate uno strumento strategico nei portafogli istituzionali, non solo un investimento speculativo. Questo può indicare un’accettazione più ampia del crypto come parte della gestione del rischio in diverse aree del mondo.


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