NSA, FBI e CISA accusano Moonshot di furto di AI
Washington dice che Moonshot e altre aziende cinesi di AI hanno distillato modelli americani su scala industriale. Il caso tocca anche i chip e il sentiment di rischio più ampio, con effetti su bitcoin.

In breve
- NSA, FBI e CISA accusano Moonshot e altre cinque aziende cinesi di AI di aver rubato su larga scala conoscenza dai modelli di AI americani.
- Le autorità dicono che sono stati richiesti miliardi di token tramite milioni di richieste, usando servizi proxy e più account per aggirare i controlli.
- La notizia ha pesato sulle azioni cinesi legate all’AI e ha creato una pressione più ampia sul rischio, facendo scendere anche bitcoin e altre grandi criptovalute.
Le agenzie di sicurezza statunitensi hanno accusato Moonshot AI e altre cinque aziende cinesi di AI di aver estratto su larga scala conoscenza dai modelli di AI americani. Secondo NSA, FBI e CISA, si tratta di un approccio che va oltre il normale addestramento dei modelli e che, secondo le autorità, potrebbe essere avvenuto con la conoscenza del governo cinese. Per il mercato crypto è soprattutto rilevante perché la notizia mostra ancora una volta quanto siano intrecciati AI, chip e propensione al rischio.
Le accuse da Washington
Le agenzie statunitensi dicono che le aziende, almeno dalla fine del 2024, hanno richiesto miliardi di token tramite milioni di richieste a modelli come Claude, GPT, Gemini e Grok. Per aggirare il rilevamento e i limiti di utilizzo sarebbero stati usati servizi proxy e più account. Oltre a Moonshot, le autorità citano anche DeepSeek, Alibaba, MiniMax, StepFun e Z.AI.
Il cuore dell’accusa riguarda la cosiddetta distillation. È una tecnica nota in cui un modello più piccolo impara dalle risposte di un modello più grande. Le agenzie statunitensi sostengono però che qui sia stata usata su scala industriale, con l’obiettivo di copiare le capacità di codice, calcolo e ragionamento dei modelli americani.
Perché Moonshot spicca
Moonshot è il creatore di Kimi K3, il modello open-weight che a luglio era in cima a un benchmark di coding molto seguito e che poco dopo ha alimentato un più ampio sell-off dell’AI. All’epoca l’azienda aveva già attirato attenzione perché aveva mostrato che un laboratorio cinese poteva lanciare un modello capace di competere in alcuni test con i sistemi di OpenAI e Anthropic, senza gli stessi enormi investimenti in chip e data center.
Quella sorpresa precedente spiega perché Moonshot sia ora ancora più sotto i riflettori. Il nuovo intervento americano non riguarda un target di prezzo o il lancio di un prodotto, ma la domanda su quanto possa spingersi la competizione nell’AI prima di trasformarsi, secondo Washington, in copia di proprietà intellettuale. Anche la precedente discussione su Kimi K3 aveva già mostrato quanto rapidamente le forti prestazioni di un modello cinese possano trasformarsi in preoccupazioni di sicurezza più ampie a Washington.
Effetto su AI e crypto
Le accuse sono arrivate in un momento in cui gli investitori erano già sensibili alle notizie su azioni AI e semiconduttori. Le azioni cinesi legate all’AI hanno subito i colpi più forti martedì, mentre bitcoin e altre grandi criptovalute sono scese insieme al più ampio sentiment di rischio. Per chi segue le crypto in Europa è rilevante perché le notizie sull’AI influenzano sempre più spesso anche il tono del mercato crypto, soprattutto nei movimenti di bitcoin e di altri grandi token.
Secondo il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, potrebbero arrivare sanzioni o l’inserimento nella Entity List se le aziende cinesi continueranno a distillare in segreto su scala industriale violando la proprietà intellettuale. Il tempismo è ancora più delicato perché le accuse americane arrivano prima di un incontro previsto tra Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti.