Bitcoin scende del 32% dopo il record di 126.000 dollari
Il ribasso è più contenuto rispetto ai cicli precedenti, anche grazie agli afflussi istituzionali tramite gli ETF su Bitcoin. I tassi americani e i fattori macro pesano ora più del puro trading crypto.

In breve
- Bitcoin si trova a 85.453 dollari un anno dopo il suo record sopra i 126.000 dollari, con un calo del 32% in dodici mesi.
- I precedenti bear market di Bitcoin hanno visto ribassi molto più pesanti, spesso tra il 69,7% e l’82,3% dopo un anno.
- L’attuale ciclo è stato sostenuto soprattutto dagli afflussi istituzionali tramite ETF e mostra una volatilità più bassa rispetto ai periodi precedenti.
Bitcoin si trova a 85.453 dollari un anno dopo il suo record sopra i 126.000 dollari (€112.500). In dodici mesi il prezzo è quindi sceso del 32%. Nei mercati tradizionali sarebbe un dato pesante, ma nel mercato crypto appare ancora relativamente contenuto.
Ribasso più lieve rispetto al passato
Il calo attuale spicca nettamente rispetto ai cicli precedenti. Un anno dopo il picco del 2013 Bitcoin era sceso del 69,7%, dopo il massimo di dicembre 2017 dell’82,3% e un anno dopo il picco di novembre 2021 del 74,6%, secondo i calcoli di CoinDesk.
Anche la fase più profonda di questo bear market è rimasta relativamente limitata. Il 30 giugno Bitcoin è sceso poco sotto i 59.000 dollari (€52.700), oltre il 53% sotto il massimo. Nei bear market precedenti i prezzi spesso sono tornati indietro del 77% fino all’85% dai record.
La cosa più notevole è soprattutto che questa volta il minimo è arrivato prima. Invece di presentarsi solo intorno o dopo il primo anno, il fondo è arrivato dopo circa nove mesi ed è poi seguito un recupero rapido.
Altri protagonisti del mercato
Secondo chi segue il mercato, questo ha molto a che fare con chi ha guidato il ciclo. I bull market precedenti erano più spesso spinti dal trading retail e dalla leva, dopo di che arrivavano crolli bruschi con fallimenti e problemi sugli exchange, come nel 2022.
La salita dal 2023 al 2025 è stata invece sostenuta dagli afflussi istituzionali tramite strumenti di investimento regolamentati come gli ETF. Il successivo ribasso, secondo loro, è legato più a una svolta macro nei flussi di denaro che a una classica svendita crypto.
Tim Sun di HashKey Group ha detto che a colpire sono soprattutto la durata più breve del calo e il tempo più corto passato sul fondo. Griffin Ardern di Primal Fund ha sottolineato che il denaro degli ETF funziona spesso in modo diverso da quello retail, perché nei ribilanciamenti può comprare proprio quando il mercato è debole.
Cosa dice questo su Bitcoin
Per chi segue le crypto in Europa, questo è rilevante perché Bitcoin è sempre più influenzato dai mercati finanziari più ampi e meno solo dal trading interno al settore crypto. Il rendimento dei titoli di Stato americani, soprattutto quello a 30 anni, ha un ruolo più importante di prima. Ardern ha detto che il prossimo grande ribasso potrebbe dipendere anche da questo, non solo dal grafico di Bitcoin in sé.
Allo stesso tempo, la volatilità più bassa mostra che Bitcoin è diventato più maturo, ma anche che i rialzi forti sono meno scontati. Sun ha detto che la volatilità annuale è ormai intorno al 40%, molto sotto i livelli sopra l’80% che prima erano normali. Questo si adatta a un mercato in cui ETF, gestori patrimoniali e altri grandi operatori hanno un ruolo più grande.
Anche il recente prezzo intorno a 85.000 dollari (€75.900) rientra in questo quadro: la domanda on-chain e il calo della leva avevano già aiutato il mercato a restare sopra un importante muro di vendita.