Il trading crypto istituzionale tocca un nuovo record da Wintermute
Wintermute vede che soprattutto Bitcoin, derivati e Treasury tokenizzati stanno beneficiando dell’afflusso di operatori professionali. La liquidità, intanto, si concentra su meno token, mentre la volatilità cala.

In breve
- Gli investitori istituzionali hanno rappresentato nella prima metà del 2026 circa il 72% del volume spot sulla desk OTC di Wintermute, un record.
- Wintermute segnala meno volatilità, con oscillazioni realizzate intorno al 45% contro circa il 70% nei cicli di mercato precedenti.
- Gli asset tokenizzati sono cresciuti in sei mesi di quasi il 50% fino a $31 miliardi, mentre il volume mensile dei trasferimenti è più che raddoppiato a $9 miliardi.
Gli investitori istituzionali stanno pesando sempre di più sul mercato crypto. Wintermute, uno dei principali market maker del settore, ha spiegato che nella prima metà del 2026 hanno inciso per circa il 72% sul volume spot della sua desk OTC, il dato più alto mai registrato. Si tratta anche di un salto rispetto a circa il 61% segnato nella seconda metà del 2025.
Per la società, questo è un segnale chiaro di maturazione del mercato, mentre il trading retail resta più defilato. Con orizzonti temporali più lunghi, controlli sul rischio più rigidi e meno operazioni impulsive, la liquidità tende a concentrarsi su un numero più limitato di token. Il tutto si inserisce in un quadro più ampio, in cui il mondo crypto è sempre più intrecciato con la finanza tradizionale.
Meno volatilità
Wintermute osserva che il maggiore peso degli operatori istituzionali si riflette anche nei movimenti di prezzo. Secondo l’analisi, la volatilità realizzata è scesa da circa il 70% dei cicli di mercato precedenti a intorno al 45% nell’attuale fase. Anche altri studi, che collegano la presenza istituzionale a un rischio di prezzo più contenuto soprattutto nei momenti di mercato più turbolenti, vanno nella stessa direzione.
Per Bitcoin il quadro è ancora più rilevante, perché la criptovaluta si muove sempre più spesso in sintonia con i principali indici azionari statunitensi. Questo suggerisce che l’ingresso degli istituzionali non porti soltanto più volumi, ma stia anche cambiando il modo in cui il mercato crypto viene valutato e scambiato.
Le altcoin diventano più selettive
Il report mostra anche un comportamento molto diverso tra istituzionali e retail. I primi, secondo Wintermute, si concentrano su un gruppo relativamente ristretto di token, mentre gli investitori retail restano attivi su una gamma molto più ampia di asset. Da qui l’avvertimento della società: i rally diffusi delle altcoin potrebbero diventare meno frequenti, perché il capitale tende a confluire su pochi nomi alla volta.
Il dato si inserisce in una tendenza già visibile da tempo, con un mercato delle altcoin sempre più selettivo. In un’analisi separata è emerso infatti che le altcoin diverse da Bitcoin ed Ethereum sono sotto pressione da mesi, mentre la breadth di mercato continua a restare debole.
Nel frattempo, Wintermute segnala anche una forte crescita dei derivati. Il volume nozionale delle opzioni sulle altcoin sulla desk OTC è stato nella prima metà del 2026 circa 3,4 volte superiore rispetto alla seconda metà del 2025. Secondo la società, questo riflette soprattutto la ricerca di rendimento da parte degli investitori, più che la sola esposizione diretta al prezzo, mentre i CFD vengono usati in modo più ampio per posizioni direzionali, coperture e strategie basket.
Gli asset tokenizzati guadagnano terreno
Anche la tokenization continua a correre. Nei primi sei mesi dell’anno il valore degli asset tokenizzati è aumentato di quasi il 50%, arrivando a $31 miliardi (€27.2 miliardi), mentre il volume medio mensile dei trasferimenti è più che raddoppiato fino a $9 miliardi (€7.9 miliardi). In questo segmento, secondo Wintermute, le istituzioni guardano soprattutto a Treasury tokenizzati, money market fund e private credit.
Il trend si collega alla crescita più ampia dei real-world asset tokenizzati, che a fine primo trimestre 2026 avevano già superato i $19.3 miliardi (€17 miliardi). Per chi segue il crypto in Europa, è un passaggio importante: mostra quanto rapidamente si stia riducendo la distanza tra infrastruttura crypto e prodotti finanziari tradizionali, soprattutto ora che gli operatori professionali stanno influenzando sempre di più liquidità, prezzi e scelta degli strumenti su cui puntare.