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Ripple e Strategy dicono che XRP e Bitcoin restano al sicuro

Ripple punta sulla precedente chiarezza giudiziaria e di vigilanza su XRP, mentre Strategy dice che il fallimento della CLARITY Act non cambia nulla allo status giuridico di Bitcoin negli Stati Uniti.

Ripple e Strategy dicono che XRP e Bitcoin restano al sicuro

In breve

  • Ripple dice che il fallimento della CLARITY Act non cambia nulla alla posizione giuridica di XRP negli Stati Uniti.
  • Un giudice nel 2023 ha stabilito che la vendita di XRP sugli exchange non era trading di titoli, mentre le vendite istituzionali erano invece in contrasto con la legge.
  • Strategy sostiene che Bitcoin ha già da anni chiarezza giuridica e regolamentare e che la legge bocciata non cambia nulla.

Ripple e Strategy hanno fatto sapere agli investitori che, dal punto di vista legale, non è cambiato nulla per XRP e Bitcoin (BTC) dopo che il Senato americano ha bloccato martedì la CLARITY Act. La legge avrebbe dovuto fissare in una normativa federale le regole per il mercato crypto negli Stati Uniti, ma non ha ottenuto il sostegno necessario. Il voto si è chiuso con 49 contro 50, mentre servivano 60 voti.

XRP si appoggia a decisioni precedenti

Il chief legal officer di Ripple, Stuart Alderoty, ha richiamato due sviluppi precedenti che, secondo lui, avevano già chiarito la situazione di XRP. Nel 2023 un giudice federale ha stabilito che la vendita di XRP sugli exchange non era trading di titoli. Lo stesso giudice ha però ritenuto che Ripple, nelle vendite a soggetti istituzionali, avesse violato la legge sui titoli.

A questo si è aggiunto un altro passo a marzo. La SEC e la CFTC hanno definito allora XRP una digital commodity in una loro interpretazione congiunta. In questo modo XRP è stato collocato nella stessa categoria giuridica di Bitcoin, Ethereum, Cardano e Dogecoin. Per Ripple questo è importante, perché ha già delimitato in parte il dibattito sullo status di XRP negli Stati Uniti.

Bitcoin resta su un terreno familiare secondo Strategy

Strategy, l’azienda che in passato si chiamava MicroStrategy, ha detto la stessa cosa su Bitcoin. La società possiede 845.050 BTC, acquistati per un totale di $63,73 miliardi (€55,2 miliardi). Questo equivale a $75.412 (€65.400) per coin. Dopo il voto, Bitcoin trattava intorno a $76.206, quindi la posizione era circa l’1% sopra il prezzo di carico.

L’azienda ha affermato che Bitcoin negli Stati Uniti ha già da anni chiarezza giuridica e regolamentare. In questo modo Strategy ha presentato la legge bocciata come una battuta d’arresto per il settore, ma non come un cambiamento diretto per lo status di BTC.

Perché questo conta per i lettori europei

Il fallimento della CLARITY Act mostra che la regolamentazione crypto americana non è ancora stata fissata in un’unica legge ampia. Questo è rilevante per i lettori europei, perché gli Stati Uniti continuano a giocare un ruolo importante nelle quotazioni, nella domanda istituzionale e nel modo in cui le grandi aziende crypto impostano la propria struttura legale. Per progetti come XRP, la chiarezza giudiziaria e di vigilanza già esistente può pesare per ora più di una legge che non è passata. Anche la più ampia battaglia politica attorno alla legge è visibile da tempo: il voto al Senato aveva già mostrato quanto fosse fragile il sostegno alla legge.


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