Finst

Stablecoin rewards sotto tiro nel dibattito sulla Clarity Act

Il settore bancario americano teme un deflusso di depositi, ma Coinbase punta su dati che non mostrano questo legame. L’esito può anche dare una direzione alla supervisione di stablecoin e ricompense sotto la Clarity Act.

Stablecoin rewards sotto tiro nel dibattito sulla Clarity Act

In breve

  • Il settore bancario americano vuole rendere più rigida la Clarity Act per il timore che gli stablecoin rewards portino i risparmiatori via dalle banche più piccole.
  • Il CEO di Coinbase Faryar Shirzad dice che i dati non lo confermano e punta sulla crescita dei depositi delle community bank dal 2019.
  • Il dibattito è rilevante anche per l’Europa, perché può dare una direzione alle regole su stablecoin, ricompense e al confine con i prodotti bancari.

Il settore bancario americano e quello crypto sono di nuovo in contrasto sugli stablecoin rewards. La American Bankers Association vuole rendere più rigida la Clarity Act, ma secondo il CEO di Coinbase Faryar Shirzad il settore bancario basa la sua obiezione su un’ipotesi che i dati non confermano. Sostiene che le community banks dal 2019 hanno invece attirato più depositi, mentre gli stablecoin e le ricompense sugli stablecoin esistono da anni.

Cosa temono le banche

Il punto centrale della posizione delle banche è semplice: se le piattaforme possono distribuire ricompense sugli stablecoin, i risparmiatori potrebbero spostare denaro dalle banche più piccole. Secondo le banche, questo danneggerebbe il credito locale. Questa preoccupazione circola da tempo a Washington, dove la Clarity Act del 2025 serve a fissare un quadro federale per gli asset digitali e a delimitare il ruolo delle autorità di vigilanza.

Shirzad dice che questo ragionamento non regge. Secondo lui, gli stablecoin rewards sono già consentiti da anni con le regole attuali e Coinbase paga ricompense su USDC da più di quattro anni. Se il meccanismo funzionasse davvero così forte come sostiene l’ABA, allora il deflusso sarebbe già visibile.

I dati finora

La principale obiezione arriva dai dati. Secondo Shirzad, i depositi delle community bank sono cresciuti del 26%, pari a circa $482 miliardi (€413 miliardi), da giugno 2019 a marzo 2026. La crescita è continuata nel periodo in cui stablecoin e rewards sono aumentati in modo marcato.

Cita anche studi di Charles River Associates e del Council of Economic Advisers, che non vedono un legame significativo tra stablecoin e depositi. Così il dibattito ha una base più ampia di una semplice valutazione politica. La domanda non è solo cosa temono le banche, ma anche cosa succede davvero da anni nella pratica.

Perché è rilevante per l’Europa

Per chi segue il crypto in Europa, questo dibattito è rilevante perché mostra quanto sia ancora forte la battaglia sugli stablecoin, anche negli Stati Uniti. L’esito può dare una direzione a come le autorità di vigilanza guardano a ricompense, uso e marketing degli stablecoin. Per chi opera in crypto, DeFi e pagamenti, questo resta importante, perché le regole negli USA spesso vengono seguite anche fuori dai confini nazionali.

La discussione tocca anche una domanda più ampia che vale pure in Europa: quanto può spingersi uno stablecoin prima di assomigliare troppo a un prodotto bancario? Nel testo americano sulla Clarity Act, il punto riguarda tra le altre cose il confine tra una ricompensa per l’uso reale e un rendimento vietato simile agli interessi. Questo rende il dibattito non solo legale, ma anche pratico per il modo in cui gli stablecoin verranno offerti sul mercato.

La stessa tensione si vede anche altrove nel mercato, dove banche e aziende crypto cercano un modello che offra rendimento o ricompensa senza togliere direttamente i risparmi. In questo contesto, la discussione sul stablecoin-yield è un importante sfondo per questo dossier.


Avvertenza: Questo contenuto ha esclusivamente scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, di investimento, legale o fiscale. Le informazioni fornite possono essere incomplete, inesatte o non aggiornate e non devono essere considerate come riferimento decisionale. Nulla su questo sito web deve essere considerato una raccomandazione ad acquistare, vendere o detenere criptovalute. Investire in cripto-asset comporta rischio di perdita.