Warren mette sotto pressione la SEC sul memecoin di Trump
Warren chiede alla SEC di indagare sul token $TRUMP, mentre la Clarity Act si blocca sulle regole etiche per i politici con legami crypto.

In breve
- Elizabeth Warren e Richard Blumenthal chiedono alla SEC di aprire un’indagine sul token $TRUMP di Trump e sul vantaggio economico che ne avrebbe ricavato.
- I senatori sostengono che quasi un milione di investitori abbia perso complessivamente circa $3.8 miliardi, mentre Trump avrebbe incassato $636 milioni dal token.
- La Clarity Act si è arenata sulle regole etiche per i funzionari pubblici con legami crypto, e questo potrebbe compromettere il voto al Senato.
La senatrice Elizabeth Warren sta facendo pressione sulla americana Securities and Exchange Commission perché apra un’indagine sul memecoin del presidente Donald Trump. Il tutto arriva mentre il confronto sulla Clarity Act si sta impantanando sulle regole etiche per i funzionari pubblici che hanno legami con il settore crypto. Insieme al senatore Richard Blumenthal, Warren ha messo nero su bianco in una lettera indirizzata al presidente della SEC Paul Atkins i dubbi sul token $TRUMP e sul possibile guadagno economico ottenuto dal presidente.
Secondo i due senatori democratici, quasi un milione di investitori avrebbe registrato perdite complessive per circa $3.8 miliardi (€3.3 miliardi) su $TRUMP. Nella recente dichiarazione finanziaria di Trump, inoltre, compariva un guadagno di $636 milioni (€552 milioni) legato al token. Per i senatori si tratta di uno squilibrio evidente, che apre interrogativi sia sull’integrità del mercato sia sul danno subito dagli investitori.
Pressione sulla SEC
La lettera ha un peso politico notevole, ma arriva in un momento in cui il regolatore ha già chiarito la propria posizione sui memecoin. In passato la SEC ha spiegato che questi token, nella maggior parte dei casi, hanno funzioni limitate o addirittura nulle e quindi restano in genere fuori dal perimetro della normativa sui titoli. Una linea che continua a far discutere, anche perché i memecoin spesso nascono rapidamente, vivono di attenzione mediatica e in alcuni casi vengono lanciati con un sostegno pubblico molto visibile.
Warren e Blumenthal sostengono che la SEC debba applicare la legge anche quando i possibili responsabili hanno un peso politico rilevante. In questo modo mettono la questione nelle mani di Atkins, nominato da Trump, mentre finora l’autorità ha mantenuto un approccio prudente sui memecoin come $TRUMP.
La Clarity Act resta bloccata
Il tempismo è cruciale per il quadro normativo crypto che si sta costruendo a Washington. La Digital Asset Market Clarity Act dovrebbe definire una cornice più completa per il settore, con la CFTC in un ruolo centrale, ma il passaggio sulle regole etiche per la partecipazione diretta dei vertici ai progetti crypto continua a essere un punto critico. I democratici chiedono limiti più rigidi, mentre secondo loro una versione precedente avrebbe avuto un impatto troppo debole nella pratica.
La scorsa settimana i negoziatori, tra cui il repubblicano Thom Tillis e il democratico Ruben Gallego, hanno inviato una bozza rivista alla Casa Bianca. Per ora non è arrivata alcuna risposta. Se non si troverà in fretta un compromesso capace di convincere abbastanza democratici, il voto al Senato previsto questa settimana rischia di trasformarsi in una bocciatura per la legge.
Perché conta
Per chi segue le crypto dall’Europa, questa vicenda mostra quanto negli Stati Uniti regolamentazione, politica e lancio di token siano ormai strettamente intrecciati. Il dibattito sui memecoin non riguarda solo l’applicazione delle regole, ma anche il modo in cui i legislatori cercano di proteggere gli investitori senza soffocare il mercato crypto. Per questo l’esito della Clarity Act va oltre Washington, soprattutto per chi guarda alla linea americana come punto di riferimento. Il confronto sulle regole etiche, del resto, va avanti da tempo anche nei negoziati sulla Clarity Act, dove i senatori stanno cercando un equilibrio praticabile tra struttura del mercato e limiti agli interessi politici.