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Ledger sotto pressione: dubbi sui rivenditori europei

Ledger sta indagando sulle segnalazioni di hardware wallet manomessi in Europa, mentre il dibattito si sposta su rivenditori come MediaMarkt e sul ruolo del distributore Aqipa.

Ledger sotto pressione: dubbi sui rivenditori europei

In breve

  • Ledger è sotto pressione dopo che gli utenti hanno segnalato dispositivi manomessi in Europa, mentre l’azienda ha citato soprattutto il reseller CryptoBilis.
  • Il dispositivo manomesso leggerebbe la recovery phrase dallo schermo durante l’installazione e la inoltrerebbe tramite una connessione mobile.
  • Ledger chiede alle persone colpite di contattare il Support e di sporgere denuncia, ma non ha fornito informazioni su risarcimenti o perdite totali.

Ledger è sotto pressione dopo che l’azienda in un aggiornamento ha di nuovo puntato soprattutto il dito contro il reseller CryptoBilis. Allo stesso tempo, nel giro di pochi minuti gli utenti hanno segnalato che anche in Europa stavano comparendo dispositivi manomessi. La discussione non riguarda solo dove siano stati venduti i signer alterati, ma anche chi debba farsi carico dei danni se un dispositivo manomesso riesce a intercettare la recovery phrase durante la configurazione.

CryptoBilis resta al centro

Secondo Ledger Donjon, il team di sicurezza interno di Ledger, il dispositivo manomesso legge la recovery phrase dallo schermo durante l’installazione e poi invia le 24 parole tramite una connessione mobile. Ledger dice di stare indagando sulle segnalazioni di dispositivi manomessi in altri signer e in altre località, ma nell’aggiornamento non ha citato nessun altro rivenditore oltre a CryptoBilis.

Proprio questo silenzio ha attirato critiche. Nei commenti, gli utenti hanno indicato MediaMarkt, una grande catena europea di elettronica, e altri possibili canali di vendita in Europa. Un utente ha detto che anche il suo secondo dispositivo, proveniente da un altro negozio MediaMarkt, aveva gli stessi cavi extra e un componente cellulare. Ha condiviso anche un video di unboxing e ha detto che lo stock era stato fornito tramite il distributore Aqipa. In una segnalazione precedente, Ledger aveva già detto di aver trovato un dispositivo hardware manomesso non autorizzato in un dispositivo venduto tramite CryptoBilis e di stare collaborando con le autorità.

Domanda sul risarcimento

Ledger chiede agli utenti colpiti di contattare il Support così che il loro caso possa essere preso in carico, e di sporgere denuncia alla polizia. Sui rimborsi per il denaro perso, l’azienda nell’aggiornamento non ha detto nulla. Non è ancora stato confermato nemmeno quanti utenti abbiano perso soldi o quale sia il danno totale.

Secondo la segnalazione, un trader avrebbe perso $6,6 milioni (€5,9 milioni) in Bitcoin dopo aver acquistato tramite il reseller. Questo rende la vicenda ancora più delicata, soprattutto perché il Genuine Check di Ledger controlla il chip di sicurezza, ma non ogni singolo componente attorno al dispositivo. Di conseguenza, in alcuni casi un chip spia nascosto può comunque superare il test. In precedenza era già stato segnalato che un chip spia nascosto in un Ledger wallet sigillato aveva messo sotto pressione la sicurezza hardware.

Perché riguarda anche l’Europa

La vicenda si inserisce in una serie più ampia di attacchi alla supply chain contro i hardware wallet. Per gli utenti crypto europei è particolarmente rilevante il fatto che ora la discussione non riguardi solo un singolo reseller, ma anche la provenienza dei dispositivi nella catena di vendita. Ledger avverte inoltre che non chiama mai, non invia messaggi diretti e non chiede mai una recovery phrase, cosa che riduce il rischio di ulteriori abusi legati a incidenti di questo tipo.


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