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La Corte suprema thailandese: Bitcoin è proprietà in un caso di rapina

Il giudice ha fatto riferimento alla legge thailandese sugli asset digitali e ha stabilito che Bitcoin può essere recuperato come bene rubato, anche se non è una moneta a corso legale.

La Corte suprema thailandese: Bitcoin è proprietà in un caso di rapina

In breve

  • La Corte suprema thailandese ha stabilito che Bitcoin in un caso di rapina conta come proprietà.
  • Il tribunale ha respinto la tesi secondo cui Bitcoin non avrebbe un valore proprio.
  • L’imputato ha ricevuto 10 anni di carcere; il Bitcoin doveva essere restituito alla vittima.

La Corte suprema thailandese ha stabilito che Bitcoin in un caso di rapina conta come proprietà. In questo modo il tribunale ha respinto la difesa di un imputato che sosteneva che la criptovaluta non avesse un valore proprio.

Il caso riguardava una vittima che nel settembre 2022 a Koh Samui è stata costretta a convertire $50.000 (€44.900) in circa 2,48 BTC e poi a trasferirli agli aggressori. In quel momento Bitcoin valeva circa $20.000 (€18.000). Il tribunale non ha guardato solo alla transazione in sé, ma anche alla domanda se il valore convertito potesse ancora essere considerato, dal punto di vista legale, proprietà rubata.

Cosa ha deciso il tribunale

In un riassunto, il tribunale ha detto che la camera plenaria ha concluso che Bitcoin ha un prezzo di mercato, può essere convertito in contanti se c’è un acquirente e può essere detenuto dal pubblico. Secondo i giudici, questo rende possibile trattare Bitcoin in questo caso come proprietà.

Il tribunale ha anche fatto riferimento alla legge thailandese sugli asset digitali del 2018. In essa, le crypto sono descritte come dati elettronici creati su una rete e usati come mezzo di scambio. Allo stesso tempo, il tribunale ha richiamato una lettera della Bank of Thailand in cui si afferma che le crypto non sono moneta a corso legale. Questo non ha cambiato la conclusione che Bitcoin in questo procedimento penale potesse comunque essere considerato proprietà.

Pena e sentenza precedente

Secondo i media locali, l’imputato ha ricevuto alla fine 10 anni di carcere. Il tribunale di primo grado aveva inflitto 15 anni, ma ha ridotto la pena di un terzo perché le informazioni fornite dall’imputato erano utili per le indagini. Il tribunale inferiore ha anche ordinato che il Bitcoin fosse restituito alla vittima.

Il caso mostra che in Thailandia le crypto non vengono viste solo come strumento di investimento o mezzo di pagamento, ma anche come un bene che può essere protetto nei procedimenti penali. Per chi segue il mondo crypto in Europa, questo è rilevante perché mostra come i tribunali fuori dall’UE affrontano la domanda se un token conti giuridicamente come proprietà. Può essere importante nei paesi in cui autorità di vigilanza e giudici stanno ancora cercando una linea chiara tra asset digitali e proprietà tradizionale.

Anche in altri mercati questa domanda legale è centrale. In Canada, APX Lending sta lavorando a mutui in bitcoin, in cui BTC dovrebbe servire come garanzia per il finanziamento di una casa.


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