La Clarity Act si arena al Senato dopo uno scontro politico ed etico
La legge doveva chiarire la supervisione di SEC e CFTC, ma le obiezioni etiche legate a Trump e le divisioni al Senato hanno fatto saltare tutto.

In breve
- La Clarity Act americana si è arenata al Senato dopo uno scontro politico, un accordo etico fallito e tensioni crescenti attorno a Donald Trump.
- La legge doveva definire la supervisione tra SEC e CFTC, ma ora il futuro della proposta è incerto.
- Anche le divisioni dentro l’industria crypto e l’avvicinarsi delle midterms hanno reso il dossier troppo sensibile dal punto di vista politico.
La Clarity Act americana, pensata per regolamentare in modo più chiaro il mercato crypto negli USA, si è bloccata al Senato dopo mesi di scontro politico, un accordo etico fallito e tensioni crescenti attorno a Donald Trump. La legge doveva stabilire come SEC e CFTC avrebbero esercitato la supervisione sul settore, ma ora il futuro della proposta è incerto.
Perché è andata male
Secondo i colloqui con più di una dozzina di persone coinvolte nel settore e al Congresso, il processo si è arenato su più fronti. Il Senato stava lavorando a una propria versione della legge, mentre la Camera aveva già approvato una versione ampia con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Allo stesso tempo, le attività crypto di Trump, tra cui World Liberty Financial, la memecoin $TRUMP e American Bitcoin, hanno creato ulteriore resistenza tra i Democratici.
La questione etica è diventata un ostacolo centrale. I Democratici volevano limiti sugli interessi crypto personali dei funzionari di alto livello, ma Repubblicani e Democratici non sono riusciti a trovare un accordo. Anche i tempi hanno giocato contro la proposta: il voto procedurale è arrivato poco prima delle midterms, quindi pochi senatori volevano ancora correre rischi con un dossier complesso che poteva facilmente diventare politico.
Il ruolo del settore
Non è stata criticata solo la politica. Anche l’industria crypto avrebbe complicato il processo con una lobby frammentata e negoziati poco chiari. Coinbase e il CEO Brian Armstrong hanno ricevuto attenzione extra dopo che l’azienda aveva ritirato in precedenza il suo sostegno a una versione della legge al Senato, anche per il trattamento di stablecoin-yield e ricompense. Questo ha portato a mesi di discussioni tra il settore crypto e quello bancario.
Diversi coinvolti hanno detto che un precedente accordo etico avrebbe potuto aumentare le possibilità di successo. Invece, una proposta modificata è arrivata solo tardi nel processo, mentre la febbre elettorale stava già salendo. Secondo il chief legal officer di Ripple, Stu Alderoty, la politica ha così avuto chiaramente la precedenza sulle misure concrete.
Cosa significa per gli USA
Per chi segue il crypto in Europa, questo mostra quanto sia ancora grande il divario tra il sostegno politico alle crypto a Washington e una vera legge. Gli USA non hanno ancora regole federali ampie per i mercati spot, mentre SEC e CFTC cercano soprattutto di colmare i vuoti con linee guida e interventi isolati. Questo mantiene alta l’incertezza regolatoria per aziende e investitori.
Il dossier sottolinea anche che l’industria crypto ha davvero influenza politica, ma che questa influenza non si trasforma automaticamente in legge. Grandi campagne e sforzi di lobbying possono fare molta pressione, ma senza un ampio compromesso politico la normativa sulla struttura del mercato resta vulnerabile a tempi, elezioni e interessi di partito.
In precedenza, il voto fallito aveva già portato a una più ampia conseguenza politica, tra cui un cambio al vertice della Blockchain Association. Questo ha sottolineato quanto sia forte l’impatto della legge bloccata sulla lobby legata alla regolamentazione crypto.